Oregairu altri 4 anime rovinati da un finale deludente

Oregairu altri 4 anime rovinati da un finale deludente

Quando la narrativa si arrende alla codardia autoriale

Ci sono storie che partono con premesse folgoranti, mondi strutturati alla perfezione. Tensioni psicologiche che ti incollano alla pagina o allo schermo e una promessa implicita: scavare a fondo nella natura umana, senza sconti. Poi, a un passo dal traguardo, qualcosa si rompe. L’autore cede, la produzione interviene, i fanboy premono e il potenziale capolavoro si trasforma in una farsa codarda. Oregairu altri 4 anime rovinati da un finale deludente che potevano diventare la storia perfetta, ma che gli autori hanno preferito gettarle alle ortiche:

1. L’Attacco dei Giganti: il tradimento di Eren e il crollo della coerenza

 

Oregairu altri 4 anime rovinati da un finale deludente, L'attacco dei Giganti

Il crollo verticale di un protagonista spietato e coerente con la sua sete di giustizia. Poi ridotto a macchietta incoerente che fa tutto in nome dell’amicizia pur di consegnare al pubblico un epilogo consolatorio e “buonista”. Un tradimento filosofico che cancella anni di evoluzione tragica per inseguire la comodità della farsa

 

I dark fantasy che hanno fatto storia hanno quasi sempre dovuto fare i conti con la stessa maledizione. Cioè, l’incapacità di offrire una risoluzione esaustiva e coerente alla complessa cosmologia costruita. L’Attacco dei Giganti non fa eccezione, ne avemo già ampiamente trattato le lacune in questo articolo: “L’attacco dei Giganti: perché il finale non convince“. Partito come un’opera cupa, violenta e magnetica, incentrata sul ciclo eterno dell’odio e sulla domanda esistenziale di un Eren. Quest’ultimo mosso inizialmente dalla vendetta, il capolavoro mancato di Isayama prometteva un’evoluzione spietata.

Perché è un capolavoro mancato?

Oregairu altri 4 anime rovinati da un finale deludente, L'attacco dei Giganti: finale

Un giovane si addentra nello stesso albero trovato da Ymir: il potere dei Giganti può tornare in qualsiasi momento

Attenzione, ora seguono degli spoiler: Il vero nodo critico del finale non risiede soltanto in una gestione affrettata degli eventi, ma nel profondo tradimento psicologico del protagonista. Nella seconda parte, Eren matura, si sporca le mani, comprende di dover affrontare il problema alla radice e stringe un legame fondamentale con Historia Reiss — l’unica erede al trono in grado di opporsi al re, l’ultima discendente della dea Ymir, colei che lo salva dalla disperazione rifiutandosi di sacrificare Eren per il bene della famiglia reale. Tra Historia e Ymir esisteva un parallelismo potentissimo, una promessa di rottura delle catene generazionali che avrebbe dato un senso assoluto alla narrazione. Invece, per sottostare alla rigida e pigra regola del trio shonen (lo scemo, l’intelligente e la gnocca), Isayama marginalizza Historia (riducendola a figliare con un ex-bullo) e snatura completamente la traiettoria psicopatica di Eren, trasforamando la narrazione in un piano machiavellico e tragico.

Un finale che ha diviso in fan

Una risoluzione debole, consolatoria e strutturalmente incoerente, dove si cerca di incentrare tutto il finale su una dinamica sentimentale tra Eren e Mikasa Ackerman che appare assolutamente forzata. Eren stermina quasi totalità dell’umanità, eppure la Isayama vuole farci credere che in lui ci sia ancora “altruismo”. Un’opera mastodontica che crolla sul traguardo proprio perché sceglie di calpestare la coerenza psicologica del suo stesso protagonista pur di consegnare un epilogo posticcio. Isayama non spiega nemmeno il mistero della cratura che infetta Ymir, dotandola del potere di Giganti, rendendo così vana tutta la narrazione, in quanato nulla vieta che quando accaduto possa ripetersi.

 

2. My Teen Romantic Comedy SNAFU (Oregairu): la farsa della coerenza tradita

 

Oregairu altri 4 anime rovinati da un finale deludente

Un rapporto profondo e complementare costruito episodio dopo episodio, in cui Hachiman sembra finalmente trovare una partner vera, matura e complice, prima di essere brutalmente sacrificato sull’altare di un colpo di scena forzato

 

La serie parte apparentemente come una commedia scolastica convenzionale, ma nasconde fin da subito premesse di ben altro spessore. La seconda stagione si eleva a vero e proprio capolavoro psicologico: un dramma scolastico cesellato con una crescita del protagonista Hachiman Hikigaya meticolosamente costruita, spinto a rinunciare allo scudo del cinismo e pretendere finalmente qualcosa di autentico. Qualcosa che vada oltre le maschere sociali e le finzioni indossate dagli altri personaggi. Tra queste spiccano quelle del triangolo amoroso con Hachiman: Yui Yuigahama e Yukino Yukinoshita, che continuano ostinatamente a fingere e a reprimere i propri reali sentimenti per paura di rompere gli equilibri del gruppo.

Perché è un capolavoro mancato?

Attenzione, ora seguono degli spoiler. Il punto di rottura ideale si ha nella terza stagione, quando entra in gioco Iroha Isshiki, la pragmatica presidentessa del consiglio studentesco. Attraverso il rapporto tra Hachiman e Iroha, la narrazione mostra nero su bianco come il protagonista sia perfettamente capace di relazionarsi in modo onesto, adulto, sincero e intriso di una complicità cristallina. Questa dinamica avrebbe dovuto rappresentare la scossa definitiva per Yui e Yukino. Bloccate in una stasi emotiva assurda, le due ragazze avrebbero dovuto finalmente svegliarsi e dare il via a una leale battaglia aperta per il ragazzo che amano in segreto.

La voce della verità

A demolire ogni residua ipocrisia ci pensa Haruno Yukinoshita, la sorella maggiore di Yukino. Si tratta di un personaggio tagliente e lucido che, con le sue incursioni, fa letteralmente notare allo spettatore/lettore tutte le assurdità e le forzature messe in scena dallo stesso autore. Spesso sbugiardando il teatrino dei buoni sentimenti e mettendo i protagonisti di fronte alle loro codardie.

Mancanza di coraggio?

Invece, la penna dell’autore Wataru Watari sceglie la via della vigliaccheria narrativa. Sia nella prima stagione che per ben dieci episodi della terza stagione, Hachiman sembra orientarsi in modo inequivocabile verso Yui. Comportandosi con lei a tutti gli effetti come un partner affettuoso, profondo e complementare. Ma sul traguardo, lautore dimostrata di non avere il coraggio di rispettare la logica e lo sviluppo faticosamente costruito dei suoi personaggi. Viene usata la trita e ritrita scusa melensa dell’amica che si sacrifica per l’altra. Hachiman in soli tre episodi fa coppia improvvisamente con Yukino di punto in bianco. Azzerando la coerenza delle dinamiche e trasformando un potenziale dramma di formazione in una gigantesca e insensata farsa. Lo stesso Hachiman, che nella seconda stagione aveva frantumato le maschere di molti dei suoi compagni di classe, nella terza stagione diventa incoerente. E, a tratti, passivo rispetto le dinamiche sentimentali che lo riguardano.

 

3. Rascal Does Not Dream of Bunny Girl Senpai: dalla potenza della sindrome all’ibernazione platonica

 

Oregairu altri 4 anime rovinati da un finale deludente

Nonostante Mai Sakurajima possa apparire come la fidanzata perfetta, in realtà ha in difetto colossale: è più sessuofobica di una suora!!! Sakuta, per restare con lei, deve vivere un rapporto platonico che appare semplicemente il ridicolo dopo anni passati insieme come fidanzati

La forza della serie iniziale e dei primi film risiedeva in un’intuizione formidabile: usare la sindrome dell’adolescenza per esplorare con lucidità i traumi, lansia sociale e i disagi interiori. In questo percorso, il legame tra Sakuta Azusagawa e Mai Sakurajima emergeva con forza cruda, affrontando insieme prove devastanti, il rischio della morte e fenomeni soprannaturali logoranti. Fin lì, la scrittura manteneva un nerbo eccezionale.

Perché è un capolavoro mancato?

Attenzione, ora seguono degli spoiler. Il crollo arriva quando la narrazione approda all’università. Nonostante gli anni passati e la crescita anagrafica, i due protagonisti rimangono misteriosamente bloccati in un amore platonico inverosimile, quasi sessuofobico. Mai usa il pretesto del pragmatismo e degli ormoni di Sakuta per mantenere una castità irrealistica che sa di alibi autoriale. Eppure le premesse per un’evoluzione adulta c’erano tutte. Sakuta, insieme alle sue due compagne di percorso — l’amica del liceo Rio Fotaba e le figure chiave incontrate all’università come Ikumi Akagi e Miori Mito — con cui condivide il desiderio di diventare insegnante. Questo quartetto avrebbe potuto dare una svolta, trasformarli in veri e propri investigatori dellocculto scolastico, offrendo finalmente una risposta strutturata ai grandi misteri irrisolti: lorigine della sindrome, i sogni premonitori che colpiscono tutto il Giappone e che continueranno a condizionare tutti i personaggi anche in futuro.

Un’opera incompiuta

Invece, lopera sceglie la via della stasi: si avvia verso una chiusura affidata a film che lascia in sospeso i conflitti dei personaggi secondari. Relegando persino la sorella di Sakuta: Kaede — che pur provando a reinserirsi ha una vita sociale ancora zoppicante — a una gestione incompiuta delle sua sindrome e della sua ansia sociale. Un potenziale capolavoro dell’introspezione fantastica ibernato dalla paura di far crescere davvero i suoi protagonisti e costuire una narrazione più estesa per affronta il mistero metafisico onnipresente in tutta la serie.

E non fatevi illusioni. Il film di prossima uscita, già sappiamo dalla trama della light novel scritta da Hajime Kagemu, chiudera la serie in modo frettoloso e insoddisfacente.

 

4. Darling in the Franxx: quando la metafora sprofonda nel ridicolo

 

Oregairu altri 4 anime rovinati da un finale deludente, Darling in the Franxx

Un’opera partita come raffinata e nerissima metafora psicosessuale dei turbamenti adolescenziali. Ma finita col deragliare rovinosamente in uno show spaziale trash e pretenzioso, capace di suicidarsi pur di scambiare la coerenza profonda dei personaggi con un delirio cosmico da quattro soldi

La serie parte con un’ambientazione post-apocalittica affascinante e nerissima. Un mondo in cui l’umanità vive in fortezze mobili (le Plantation) e i ragazzi, cresciuti in un regime freddo e distopico senza alcuna educazione sul mondo esterno o sui sentimenti. E sono costretti a pilotare in coppie miste (un ragazzo e una ragazza) enormi robot chiamati Franxx per combattere misteriosi mostri giganti (i Klaxosaur). La tensione psicologica, il risveglio della pubertà, il contatto fisico forzato e la scoperta dellidentità in un sistema totalitario offrivano una chiave di lettura eccezionale.

Perché è un capolavoro mancato?

Per i primi 15 episodi, l’opera gestisce il dramma adolescenziale, le insicurezze corporee e la costruzione dei legami in modo potentissimo. Usando i robot come specchio e metafora perfetta dei turbamenti della crescita e dei rapporti umani. A un certo punto, la serie decide di buttare alle ortiche tutto il radicato realismo psicologico, sociale e terrestre che aveva faticato a costruire. Senza fare spoiler, l’intreccio compie una sterzata cosmica demenziale. Tirando in ballo minacce spaziali, spiegazioni fantascientifiche tirate via con lo sputo. Una svolta narrativa talmente surreale, kitsch e fuori luogo da sembrare un altro anime incollato a forza con lo scotch.

5. Chainsaw Man (parte 2): l’implosione di una promessa autoriale

 

Oregairu altri 4 anime rovinati da un finale deludente, Chainsaw Man (parte 2)

Un’opera che, dopo aver decostruito brutalmente i cliché del genere nella parte 1, tradisce le sue stesse premesse. Sprofondando, così, in una stasi cronica, dove la gestione nichilista e ripetitiva del cast sacrifica la potenziale maturazione della storia. Soprattutto del protagonista sull’altare di un mero shock value fine a se stesso

 

Dopo aver ridefinito i confini del shonen moderno con una prima parte brutale, cinica e spietata nella sua decostruzione dei cliché del genere. L’opera di Tatsuki Fujimoto sembra aver smarrito la bussola nella sua seconda parte. La premessa iniziale: un mondo urbano e disilluso in cui i diavoli incarnano le paure ancestrali dell’umanità, trattati alla stregua di una burocrazia quotidiana e gestiti da cacciatori cinici e imperfetti. Esso offriva un potenziale narrativo e psicologico immenso, sorretto da una regia visiva tagliente e da un umorismo nero formidabile.

Perché è un capolavoro mancato?

Il fallimento strutturale emerge con evidenza nella gestione del cambio di focus e nel trattamento del cast. La narrazione si impantana in una stasi cronica fatta di ripetizioni tematiche, archi psicologici circolari che non portano da nessuna parte. E una gestione dei personaggi secondari sacrificati al mero shock value anziché a una vera crescita drammaturgica. L’intreccio perde quella lucidità e quella coerenza interna che avevano reso memorabile la discesa agli inferi di Denji, deragliando in un flusso di eventi caotico e autoreferenziale. Anziché approfondire la complessa mitologia dei Diavoli Primordiali e le conseguenze sistemiche del caos globale, l’autore si rifugia in un nichilismo pigro e manieristico. Tradendo così le aspettative di un pubblico che cercava la maturazione definitiva di un capolavoro contemporaneo. E ritrovandosi invece di fronte a un’opera avvitata su se stessa. Una serie incapace di reggere il peso della sua stessa rivoluzione.

Il “prezzo della farsa autoriale”

 

Oregairu altri 4 anime rovinati da un finale deludente, Eren e Historia

Un momento di svolta epocale in cui Historia, rifiutando il suo ruolo di vittima sacrificale imposto dalla dinastia Reiss, decide di spezzare le catene della tradizione familiare. Decide di salvare Eren, trasformando parallelamente se stessa da pedina a regina e ponendo le basi per una nuova e ben più interessante traiettoria narrativa. Poi verrà bloccata dall’autore nella parte finale de L’attacco dei Giganti

 

Quando un’opera tradisce le stesse premesse per codardia autoriale, il danno non si limita alla singola conclusione. Invece rompe il patto di fiducia con il lettore o lo spettatore. Il pubblico maturo, quello che ha analizzato la crescita psicologica dei personaggi, che ha contato i silenzi, soppesato gli sguardi e vissuto l’evoluzione della trama, di fronte a un finale paraculaotico e forzatissimo reagisce perde ogni interesse. Non si arrabbia nemmeno più. Semplicemente si sente preso in giro. L’opera scivola istantaneamente nel dimenticatoio, perde valore, diventa indegna non solo di essere difesa. O persino di essere menzionata in una conversazione seria. Muore culturalmente nel momento esatto in cui l’autore sceglie la comodità della farsa anziché il coraggio della coerenza.

La tragedia del fanboy

Dall’altra parte della barricata, tuttavia, sopravvive una categoria irriducibile: i fanboys. Spesso incapaci di leggere un testo con occhio critico e mature competenze narrative. Queste personeindipendentemente dall’anagrafe, che si tratti di adolescenti o di adulti over-40 con lo stesso grado di alfabetizzazione emotivascambiano laffezione per ibrando per il design dei personaggi con la qualità della scrittura. Per loro, qualunque giravolta insensata, qualunque forzatura logica o tradimento psicologico perpetrato dall’autore viene giustificato con arrampicate sugli specchi surreali. È il trionfo dell’incompetenza critica: l’incapacità di accettare che un’opera possa fallire, pur di difendere l’idolo a cui si sono aggrappati. Ma per chi scrive e legge sul serio, la regola aurea resta una: rispettare la logica interna dei personaggi e arrivare alle estreme conseguenze della storia. Tutto il resto è solo carta straccia e paura di avere il coraggio di raccontare una storia vera.

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